+30% di fragole con l’ozono. L’esperienza di Az. Agricola Grossule

A Santa Maria di Zevio, in provincia di Verona, l’Azienda Agricola Grossule Andrea e Cristian coltiva fragole fuori suolo su circa 10 ettari, portando avanti una tradizione iniziata negli anni ’50. “Coltiviamo esclusivamente fragole, tutte in fuori suolo”, racconta Andrea Grossule. Negli anni, l’azienda ha investito progressivamente in strutture sempre più evolute, passando dalle prime serre tradizionali a impianti moderni riscaldati e illuminati, fino ad arrivare a una gestione altamente tecnologica della coltivazione.

La svolta è arrivata dalla necessità di risolvere una criticità concreta. “Recuperiamo tutta l’acqua di drenaggio e avevamo problemi di batteri e funghi”, spiega Grossule. Un primo tentativo con lampade UV non ha dato i risultati attesi, portando l’azienda a valutare l’introduzione dell’ozono. Una scelta legata alla capacità di questa tecnologia di sanificare l’acqua in modo efficace e senza residui, eliminando la carica microbica e migliorando la gestione complessiva dell’impianto .

Dopo una fase iniziale di adattamento, che ha richiesto modifiche all’impianto irriguo, i risultati sono stati evidenti già nel primo anno. “Il primo beneficio è stato l’abbattimento di batteri e funghi, ma ho visto anche piante con molta più energia nella partenza”, racconta Grossule. La differenza è visibile: piante più vigorose, foglie più scure e uno sviluppo radicale nettamente superiore. “Abbiamo visto molte più radici rispetto a dove non c’è l’ozono”. Un effetto legato anche alla migliore qualità dell’acqua, che diventa più ossigenata e quindi più efficace nel supportare il metabolismo radicale.

Il dato più significativo riguarda la produzione. “Nel primo anno ho visto un aumento dal 20 al 30%”, afferma Grossule, evidenziando anche un miglioramento della qualità del frutto. Un risultato che si traduce direttamente in valore economico: “Il vantaggio più grande è quello che ho in tasca”. Anche nei momenti di stress da caldo, le piante mostrano una maggiore capacità di reazione. 

Come anche per altre coltivazioni, durante il periodo estivo il problema è la perdita di produzione o l’aumento dello scarto di produzione, in pratica una sostanziale diminuzione della produzione vendibile.


Per questo, la conclusione è chiara: “Consiglio a tutti di provarlo. Per la mia esperienza è stata una scelta che ha dato risultati concreti”.

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