L’ozono che rigenera, dall’acqua alla redditività

A Orticoltura e Tecnica in campo il convegno organizzato da Ecofarm, ora disponibile integralmente su Youtube

«Quando parliamo di applicazione dell’ozono in acqua, non stiamo parlando solo di una tecnologia di disinfezione, ma di uno strumento che incide direttamente sulla redditività dell’azienda agricola». Con queste parole Giorgio Zaffani, biotecnologo di Ecofarm, ha introdotto il tema centrale del convegno “L’ozono che rigenera: dall’acqua alla redditività” in occasione di Orticoltura e Tecnica in Campo, chiarendo fin da subito il legame tra gestione dell’acqua e risultato economico.

La redditività

Secondo Zaffani, il concetto di redditività viene spesso semplificato. «Siamo abituati a dire che un’annata è buona quando il prezzo di vendita è buono. Ma quello che rende davvero redditizia un’azienda è il suo processo produttivo». La tecnologia dell’ozono trova spazio proprio all’interno di questo processo, non come intervento straordinario, ma come elemento strutturale capace di ridurre l’instabilità.

«L’acqua entra nel sistema produttivo ogni giorno, più volte al giorno. Se non è gestita correttamente, introduce micro-stress continui». Per questo Ecofarm ha ridefinito l’acqua come una variabile economica. «Una mancata gestione dell’acqua si traduce in costi nascosti: più manutenzione degli impianti, distribuzione non uniforme, presenza di biofilm e rischio di veicolare patogeni».

La disponibilità di ossigeno disciolto

Uno dei fattori più critici è la disponibilità di ossigeno disciolto. «Le radici non assorbono ossigeno dall’aria, ma solo dall’acqua. Quando la concentrazione scende sotto i 4 mg/litro entriamo in ipossia». Questa condizione si verifica con maggiore frequenza nei periodi estivi, quando la salinità dell’acqua aumenta e, di conseguenza, diminuisce la solubilità dei gas. «La salinità varia durante l’anno e questo influisce direttamente sulla quantità di ossigeno disponibile per la radice».

In presenza di ipossia radicale, la pianta perde efficienza energetica. «Quando la radice non ha energia, riduce l’assorbimento dei nutrienti e diventa più vulnerabile». È in questo contesto che si sviluppano con maggiore facilità marciumi radicali causati da patogeni come Pythium, Fusarium e Phytophthora, che approfittano di una radice già in difficoltà.

L’applicazione dell’ozono nell’acqua di irrigazione consente di intervenire su questi fattori in modo mirato. «L’ozono è una forma reattiva dell’ossigeno, ha una velocità di reazione molto elevata e in pochi secondi è in grado di sanificare l’acqua». Prodotto a partire dall’ossigeno atmosferico, l’ozono reagisce e poi si riconverte in ossigeno, senza lasciare residui.

Un passaggio chiave riguarda la legge di Henry. «L’ossigeno, non reagendo con l’acqua, ha un limite fisico di solubilità. Con l’ozono, che invece reagisce, possiamo superare questo limite e aumentare in modo significativo la disponibilità di ossigeno per la radice». Questo permette di mantenere un apparato radicale attivo anche nei momenti più critici della stagione.

«L’ozono non serve a produrre di più in senso assoluto, ma ad aiutare a produrre di più», ha concluso Zaffani. «Riducendo gli stress e stabilizzando il sistema, eliminiamo i buchi di produzione. E quando eliminiamo i buchi di produzione, costruiamo la vera redditività dell’azienda agricola».

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