Centocinquanta gocciolatori al mattino, altri centocinquanta alla sera. Per mesi. Era questa la routine quotidiana di IPOM Srl prima dell’arrivo dell’ozono in irrigazione. «Sostituivamo 150 gocciolatori per fila al giorno – e alla sera erano già di nuovo tappati», racconta Barbara Calegari, agronoma e socia dell’azienda. Un lavoro estenuante, che sottraeva tempo alla gestione colturale e che metteva a rischio la sanità dell’apparato radicale nelle serre di pomodoro fuorisuolo.
IPOM coltiva un ettaro in fuori suolo con due varietà principali – grappolo e cuore di bue rosa – seguendo un ciclo colturale lunghissimo, da gennaio a fine novembre. «L’apparato radicale deve restare sano per undici mesi. È la base della nostra produzione», spiega Calegari. Ma l’acqua disponibile non facilitava il lavoro: da aprile a novembre l’azienda è costretta a utilizzare l’acqua della Bonifica Renana, ricca di limo, carica batterica e funghi. Una combinazione che, unita al caldo estivo e alla presenza di concimi, favoriva una proliferazione esponenziale del biofilm.
Il problema non era soltanto l’intasamento dei gocciolatori: il biofilm consumava ossigeno all’interno delle linee e riduceva drasticamente l’ossigeno disciolto nell’acqua, elemento fondamentale per una radicazione sana ed efficiente. Senza ossigeno, le radici diventano deboli, meno reattive, più esposte ai marciumi e meno capaci di assorbire nutrienti. Per un ciclo colturale di undici mesi, era una minaccia costante.
Negli ultimi anni, la svolta: l’incontro con gli specialisti di Ecofarm durante alcuni eventi tecnici da Marconi Vivai. «All’inizio ero diffidente: avevamo visto tante soluzioni diverse proposte negli anni. Ma quando sono venuti in azienda e hanno spiegato con precisione scientifica cosa accade a livello radicale e come l’ozono avrebbe interagito nel nostro impianto, ci siamo convinti». L’impianto Ecofarm viene installato a monte della rete di irrigazione: al via dell’irrigazione, la macchina si attiva e insuffla ozono nell’acqua, sanificandola e saturandola di ossigeno, un beneficio diretto per le radici.
La semplicità operativa è uno degli aspetti che più ha colpito IPOM. «Nel momento in cui l’irrigazione parte, l’ozono entra in linea automaticamente. Non dobbiamo fare nulla: tutto è integrato», sottolinea Calegari. L’avvio è avvenuto a fine 2023; ci sono voluti alcuni mesi per pulire completamente un ettaro di tubazioni incrostate da anni di biofilm, proprio come previsto dai tecnici Ecofarm. Ma da metà 2024, qualcosa è cambiato definitivamente: nessun gocciolatore sostituito nel 2025.
La manutenzione oggi è minima: «Una mezz’ora alla settimana per controllare filtri e linea. Fine. Siamo passati da un incubo quotidiano a un impianto che funziona senza intoppi». L’acqua ozonizzata – priva di patogeni, ricca di ossigeno e protettiva – ha stabilizzato le radici, migliorato la radicazione e ridotto drasticamente i rischi di infezioni in un ciclo colturale così lungo. L’aumento di ossigeno disciolto ha reso l’apparato radicale più bianco, attivo e resistente agli stress, aumentando la capacità della pianta di reagire e di sostenere produzioni elevate per molti mesi consecutivi. «La prevenzione è tutto. Oggi i disciplinari ci tolgono molti prodotti: intervenire quando una malattia è già in corso spesso è inutile. L’ozono ci permette di prevenire, e questo fa la differenza.»
Anche dal punto di vista commerciale, la tecnologia rappresenta per IPOM un valore aggiunto: il prodotto è salubre, senza residui, e rispetta le certificazioni dell’azienda, compresa la Nickel Free. «Ogni settimana abbiamo analisi, e non è mai stato trovato alcun residuo: l’ozono non lascia tracce. Questo per noi è fondamentale.»
Oggi Barbara consiglia la tecnologia Ecofarm ad altre aziende che visitano le serre IPOM. «Quando vedono la macchina la prima domanda è: “Come ti trovi?”. E io posso rispondere con assoluta sincerità: è stata una svolta. Per competenza, per semplicità d’uso, per risultati. L’impianto è partito, ha pulito tutto e da allora non abbiamo più avuto un problema.»
Una testimonianza che mostra come l’ozono, quando applicato con metodo e supporto tecnico, diventi uno strumento concreto per sanità, continuità produttiva e sostenibilità.

